My Weblog TUTTA LA MIA VITA di gfeliziani

Fino all’ultimo respiro, fino all’ultima goccia di sangue un nome solo M A M M A

Archive for ottobre 2008

IL MIO ALBERO DI NATALE

Posted by caerebulldogs su ottobre 31, 2008

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30 Ottobre Educazione richiesta agli utenti di internet

Posted by caerebulldogs su ottobre 30, 2008

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5.50 Buon giorno, alzatevi dal letto perchè si aprono le danze giornaliere

Commenti del signor Domenico Curcio sul sito pubblico http://razzedapresa.forumup.it/index.php?mforum=razzedapresa

vedi caro cogline che non sei altro…io non mi nascondo nell anonimato come fai tu brutto bastardo coglione figlio di puttana…io non ho paura di die

gianluca non sono fatti tuoi se io sono maturo o meno, ne tantomeno se io voglio offendere gentaglia di merda chiaro?non devo chiedere il permesso a te…e ripeto che e’ solo 1 domanda idiota

cmq sarebbe meglio restare con i miei cani sicuramente che avere a che fare con 1 figlio di puttana come te…poi solo 1 coglione come te puo definire i mieicani maiali…coglione che non sei altro li hai mai visti i miei cani? non penso proprio e ne sono fiero di cio’…

meglio scrivere dasolo ch in compagnia di 1 figlio di puttana come te podgorica dei miei coglioni…tu e tutti quelli come te fate schifo siete solo dei pezzi di merda schifosi…

coglion chamali tutti gli amici tuoi e chiama pur la puttana di tua madre cosi il culo glielo facciamo anche a lei

Dopo vari solleciti da parte di altri e miei mi sono trovato costretto a denunciare quanto segue:

19.45  augurando a tutti una buona serata vi rimando a domani.

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Governo Oligarchino che vuole intimorire la gente

Posted by caerebulldogs su ottobre 30, 2008

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Democrazia o Oligarchia???????????????????

Posted by caerebulldogs su ottobre 30, 2008

………..in atto ci nega queste chicche! di democrazia………….!

Da:

http://trasporti.rdbcub.it/index.php?id=20&tx_ttnews[tt_news]=16487&cHash=53a464aa5a&MP=63-197

Argomento:

CAI annuncia i suoi criteri per la riassunzione del personale
del Gruppo Alitalia e Airone nella nuova compagnia aerea, al netto delle 10.000 espulsioni già dichiarate.

sabato, 25 ottobre 2008

Incredibili e sconcertanti sono state le dichiarazioni dei rappresentanti della CAI

sui criteri che verranno applicati per la scelta dei 12500 dipendenti da assumere nella nuova compagnia.

Nella riunione del 22 ottobre infatti sono state esplicitate alle oo.ss le modalità e i criteri con cui saranno selezionati e riassunti i dipendenti del Gruppo Alitalia e Airone al netto delle espulsioni già dichiarate.

Questa la proposta nel dettaglio:

  • il personale sarà scelto con criteri di assoluta discrezionalità gestionale

  • non saranno riassunti i part time

  • non saranno riassunti genitori affidatari unici di minori

  • non saranno riassunti lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di legge 104

  • non saranno riassunti genitori con figli invalidi a carico (legge 104)

  • non saranno riassunti lavoratori con familiari invalidi a carico (legge 104)

  • saranno valutate discrezionalmente le percentuali di assenza per malattia dell’ultimo triennio

  • sarà valutata l’anzianità aziendale

E’ davvero difficile commentare questa incredibile proposta della CAI che stravolge e straccia ogni tutela legale e normativa esistente in materia.

Gravissimo attacco contro invalidi, portatori di handicap, genitori monoaffidatari di minori, genitori con minori con handicap, part time per necessità, personale con ridotte capacità lavorative (anche a causa di infortuni sul lavoro).

Le volontà della CAI testimoniano inequivocabilmente di quale etica

siano portatori questi signori e quali siano i loro veri valori morali

Ecco chi sono nella realtà questi “capitani coraggiosi” a cui il Governo Berlusconi regala due compagnie aeree, Alitalia e Airone, pulite da debiti ed oneri perchè scaricati tutti sui contribuenti.

Ecco quale è il vero volto della “cordata italiana”: speculatori sui beni pubblici, sfruttatori dei lavoratori tutti, addirittura prepotenti e discriminatori sui deboli e le persone in difficoltà.

I LAVORATORI DEL TRASPORTO AEREO SANNO GIÀ, PURTROPPO, CON CHI HANNO A CHE FARE

Speriamo che a fronte di queste ultime pesanti e sconcertanti notizie, salga un onda di sdegno e di protesta da parte del mondo del lavoro e della società civile che imponga a questi signori di fare marcia indietro e di chiedere scusa a tutti.

La CUB Trasporti rispedisce al mittente queste provocatorie volontà aziendali e diffida la CAI dal mettere in atto comportamenti discriminatori e lesivi dello spiritto di ogni legge e normativa esistente.

La CUB Trasporti ribadisce che nessuna discrezionalità gestionale dovrà essere attuata da CAI nella selezione del personale, che dovrà essere tutto riassunto rispettando anzianità, carichi familiari, invalidità, legge 104, ridotte capacità lavorative, ecc.. NO A NUOVE SELEZIONI DISCRIMINATORIE

 

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CODICE DEL LIBERO MURATORE

Posted by caerebulldogs su ottobre 29, 2008

CODICE DEL LIBERO MURATORE

Ama il tuo prossimo come te stesso. Non fare ad altri quello che non vorresti fosse a te fatto. Non fare il male ma sempre il bene. Ricorda che la vera religione consiste nei buoni costumi. Conserva la tua anima pura per comparire degnamente al cospetto dell’Ente Supremo e spera da Lui la ricompensa del bene che ‘avrai fatto sulla terra. Rispetta tutte le forme con le quali piace agli uomini rendere omaggio a Dio. Combatti l’errore non con il ferro, non con il fuoco ma con la verità. Ama i buoni, compiangi i deboli, fuggi i cattivi, parla sobriamente con i grandi, prudentemente con i tuoi uguali, sinceramente con gli amici, dolcemente con i fanciulli e teneramente con i poveri. Istruisci l’ignorante. Copri colui che ha freddo, nutrisci chi ha fame, dà lavoro all’operaio e sii il padre del poveri. Non portare odio ad alcuno. Evita le querele, previeni gli insulti, rispetta le donne, non abusare della loro debolezza. Se Dio ti dà un figlio, ringrazialo ma trema per il deposito che ti ha affidato. Sii per quel fanciullo la immagine della divinità. Fa che sino a 10 anni ti tema, sino a 20 ti ami e sino alla tua morte ti rispetti. Sino a 10 anni devi essere il suo maestro, sino a 20 suo padre e sino alla morte suo amico. Pensa a dargli dei buoni principi piuttosto che delle belle maniere e che ti sia debitore di una morale educazione e non di una frivola eleganza. Fa che diventi onesto. Vigila con tenerezza alla felicità della tua famiglia, procura di allevarla nei sentimenti di amore, di umanità e di devozione alla Patria. Ama il tuo Paese, procura di essergli devoto sino al sacrificio di tua vita. Se arrossisci del tuo stato, è segno d’orgoglio. Non è il lavoro che ti onora o ti degrada, ma il modo con cui lo eserciti. Rallegrati della giustizia, affliggiti contro l’iniquità. Leggi e profitta, guarda e medita, rifletti e lavora. Procura l’utile dei tuoi fratelli, perchè lo procuri a te stesso. Soffri senza lagnarti. Non giudicare mai leggermente le azioni degli uomini, non biasimare mai alcuno e tanto meno lo adulerai. Proclama sempre ed ovunque la fraternità di tutti, l’uguaglianza di tutti e la libertà di tutti.

(da antichi testi)

 

 

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dal mio videoblog – Paura ed ignoranza

Posted by caerebulldogs su ottobre 28, 2008

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AL Piccolo Tomas di Rovereto (Tn)

Posted by caerebulldogs su ottobre 27, 2008

A Tomas
Mi trovo a Rovereto , siamo nell’anno 1985, per passare la mia prima visita di invalidità. Sono seduto su una panca in attesa del mio turno quando entra una signora con viso dolcissimo sembra una Madonna, in braccio ha qualcosa che da principio stento a capire di cosa si tratta, solo dopo che si è seduta mi accorgo che è un bambino. Si un bambino simile ad un pezzo di stoffa quasi informe, osservo meglio e mi accorgo che trattasi di un bambino ipotonico.
Avevo sentito parlare e avevo visto alcune foto di questi bambini da un mio amico psichiatra che li studiava e aveva avuto anche una buona percentuale di successi si tratta del Prof Cocchi Renato primario all’Ospedale psichiatrico di Pesaro.
La prima volta che me ne fece vedere uno rimasi stranito per tutto il giorno, si tratta di bambini privi di muscolatura, che non reagiscono agli stimoli, infatti gli conficco un ago in un piedino e questo neanche ha pianto o cercato di ritirare l’arto, non stanno ne seduti e tanto meno in piedi sono stracci come li metti stanno, poveri piccolini, quella visione fece si che mi adirai con Dio e uscendo non riuscii a trattenere i miei conati di vomito.
Alla vista di quella mamma ho rivissuto come in flash tutta la mia esperienza, che pena nel vederla stringersi al petto il suo bambino come se fosse stata la cosa più bella che il Signore le avesse donato.
Aspettavamo e in me viene il pensiero: la avvicino e le dico che conosco uno specialista che studia questi casi? Ma se poi alimento solo una falsa illusione se lei non vuole provare, che faccio?
Dopo che questi pensieri mi girano nella testa decido, mi faccio coraggio la devo affrontare è più forte di me.
Mi avvicino tutto tremante le chiedo scusa e dico: Sa Signora io non vorrei far nascere in lei delle speranze che poi magari domani risultano vane. Pero sento il dovere di dirle che io conosco una persona che studia i casi uguali al suo bambino.
Lei risponde : tutti gli aiuti che ben vengano per il mio piccolo Tomas.
Non appena pronuncio il nome del mio amico vedo i suoi occhi illuminarsi di una strana luce e dice: Sono anni che cerco di contattarlo ma non ci sono mai riuscita, ma questo è un miracolo.
Risposi : mi dia il suo numero telefonico io oggi contatto il mio amico e vedrò cosa posso fare per lei.
La mia visita portò dei buoni risultati e con il cuore gonfio per questi ultimi e per poter aiutare quella signora torno a casa prendo il telefono e contatto il mio amico gli illustro il caso, lui accetta di prendersi cura del bimbo e mi dice di dire alla signora di chiamarlo ad un determinato numero a mio nome, lo prego e lo vincolo ad una promessa solenne, cioè che non avrebbe mai rivelato il mio nome ne tanto meno il mio domicilio.
Contatto la Signora le do il numero la saluto e le dico con tutto il cuore: Che Dio vi assista.
Sono passati due anni da quell’incontro quando sento squillare il telefono è il mio amico e mi dice Giovanni da oggi tu hai un angelo che ti starà sempre vicino, mi preoccupo e chiedo: è morto Tomas?
Lui dice no è vivo però ora cammina ho dovuto faticare con sua madre per non rivelare la tua identità però mi ha risposto che tanto lei ti ricorderà e ringrazierà per sempre per il tuo nobile gesto, ma non solo è certa che il buon Dio saprà ripagarti mille volte di più.
Credetemi quando mi trovo in grave difficoltà chiedo nelle mie preghiere aiuto a Tomas e sembra una favola ma le cose mi si appianano.
Tomas vivi tutta la tua vita con gioia e prega per me misero uomo.

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Non vi credo più!

Posted by caerebulldogs su ottobre 25, 2008

Volete sapere a cosa non credo più, o meglio a chi non credo più, ai nostri politici.

Tornerò a dargli fiducia a loro e allo stato, quando percepiranno uno stipendi di 2500 € mensili, si sposteranno con la loro auto, si pagheranno i viaggi, pagheranno le tasse e non avranno più tutte quelle agevolazioni di cui oggi godono.

Sono solo capaci di riempire di tasse il cittadino. Imporre a loro, come accadeva nella vecchia Roma che se vogliono entrare in politica devono pagare.

Ma la colpa è principalmente la nostra che non li facciamo sentire nostri dipendenti.

Gia’ ma la vecchia Roma era una repubblica mentre oggi si vive un’ oligarchia.

Vi riporto alcuni esempi banali. Compriamo un auto e paghiamo le tasse ballatista, poi paghiamo la tassa di possesso, poi la revisione ogni due anni, il bollino blu annuale, l’ assicurazione (altro furto legalizzato) ed in fine ogni volta che facciamo il carburante paghiamo le tasse.

Si potrebbe andare avanti all’ infinito con gli esempi.

Non vi pare che sia ora di dire basta di fare una disubbidienza civile e mandarli tutti a casa per poter ricominciare o aspettiamo il bagno di sangue?

Facciamogli pesare di essere dipendenti del popolo.

Fratelli d’ Italia riscattiamoci e facciamoci valere

 

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NATO PER ESSER SEMPRE PROMOSSO (Un racconto dedicato al mio amico Giovanni )

Posted by caerebulldogs su ottobre 24, 2008

NATO PER ESSER SEMPRE PROMOSSO (Un racconto dedicato al mio amico Giovanni )

di Danilo Fulminis

La mia è una storia semplice, la mia è una storia di vita, è una storia di fatica e sudore, di gioia e dolore, la mia, è la storia di un sogno diventato incubo; ma che in fondo non lo è mai stato.

Era il 24 agosto del ’50, un caldo giovedì d’estate di un’Italia ferita, piegata in due dal peso della fame e della povertà. Quel giorno nacqui io, un poeta di vita, un instancabile pastore, un uomo come tutti, un italiano come molti. Non so ben dir come accadde, i dettagli son vaghi ma il ricordo è nitido nella mia mente. Un bagliore, una luce celeste e un angelo che mi portava con se. Mi prese per mano e camminammo fra le nuvole celesti. Una passeggiata intensa dove lui era il maestro ed io il suo allievo, lui camminava e io lo seguivo; mi indicava e mi spiegava, mi accompagnava e mi istruiva. “Questo è il mondo in cui sei destinato a vivere – mi diceva – è un mondo ostile, un esame lunghissimo, ma tu sei forte Giovanni, sei nato per dimostrare che la vita è una cosa bellissima, tu sei nato per superar ogni ostacolo, per passar ogni esame, per esser sempre promosso”.

Passarono diversi anni e di quel sogno mi ricordavo poco o niente. Il destino non mi donò mai una vita beata e felice. L’Italia piano piano stava ricucendo le sue ferite di guerra ma anche se un accelerato progresso caratterizzava la rinascita di questo paese, nella vita nulla mi fu mai regalato. Già da piccolino dovevo svolgere mansioni domestiche non propriamente semplici, dovevo lavorare, ma lavoro duro, nei campi, insieme al mio papà. Si mangiava semplice, pane, acqua e qualche verdura dell’orto. La carne si vedeva sul nostro tavolo solo in occasioni particolari, quali potevano essere le giornate di festa.

Iniziai ad andare a scuola. Della mia famiglia solo io ebbi questa opportunità. Il pomeriggio studiavo, apprendevo, facevo i compiti e poi nuovamente tornavo a lavorare nell’orto assieme a mio papà. Col passare degli anni mi accorsi però che la mia vita non doveva essere legata solamente alla campagna, ero intelligente e sarei andato lontano. In fondo, mi ritornava in testa sempre il ritornello di quel sogno sbiadito nella mia mente: “Giovanni, sei nato per esser sempre promosso”.

Iniziai così le scuole medie. Per i miei genitori era un sacrificio enorme iscrivermi a scuola, i soldi erano veramente pochi e l’istruzione a quel tempo era quasi esclusivamente destinata ai figli delle famiglie decisamente più abbienti della mia; ma io mi sentivo grande, mi sentivo sicuro. Talmente sicuro che potevo permettermi il lusso di non studiare.

Finì il primo anno scolastico ma l’uomo nato per esser sempre promosso fu bocciato. E’ di improponibile descrizione l’ira che i miei genitori hanno tramutato in schiaffoni su di me in seguito a quell’assurdo verdetto di fine anno, ma da lì capii tutto. L’anno dopo riuscii a farmi reiscrivere a scuola e feci capir quanto realmente valevo. Studiavo, continuavo ad imparare e ad apprendere. La vita iniziò a sorridermi.

Ero un ragazzino presuntuoso che si sentiva superiore agli altri ma ora sono diventato un uomo adulto e responsabile. Ho superato tutti i problemi di quella mia vita povera con il mio ingegno. Ho trasformato un incubo in un sogno bellissimo. Con la mia testa mi sono fatto una famiglia, crescendo, con gli anni, ho continuato a studiare il mondo che mi circonda, ad avere delle passioni, a curarmi degli altri. Non ho mai perso la speranza e quando il Signore mi metteva alla prova ho sempre risposto presente, vivendo ogni attimo della mia difficile vita. Gli acciacchi della vecchiaia continuano a presentarsi sempre più puntuali sul mio vissuto corpo, mi frenano, ma tutt’oggi non smetto di imparare cose nuove, di andare avanti. La mia voglia di superare tutti gli ostacoli mi da’ energia per continuare a combattere perché ora sì, che me lo ricordo bene quel sogno di tanti anni fa, di quando venni al mondo. Ho compreso pienamente il suo importante significato di vita.

Oggi mi guardo intorno, e nonostante tutte le insidie in cui mi sono imbattuto posso dire si essere fiero e soddisfatto di avere una famiglia splendida, una figlia adorabile e tante passioni di indescrivibile bellezza; e tutto questo perché mi chiamo Giovanni, nato per esser sempre promosso.

***

“E’ un bellissimo racconto che fa’ riflettere sul valore della vita” Prof. Stefano Salvi

 

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IL PRIMO SORVEGLIANTE ED I SUOI SIMBOLI

Posted by caerebulldogs su ottobre 24, 2008

 

 

In una Loggia Massonica sono contenuti tutti gli elementi per poter raggiungere quella conoscenza, quel sapere, che, a mio avviso, è il motivo per cui la maggior parte di noi bussa alla porta del Tempio.

Questi elementi sono i simboli ed i rituali. Ognuno dei simboli che si offre alla nostra attenzione, ogni passo dei rituali che di volta in volta andiamo leggendo e che dovremmo conoscere a memoria, non sono altro che le istruzioni per poter compiere quelle operazioni che, se condotte nel modo appropriato e con costanza, per alcuni di coloro che li praticano, forse, potranno portare alla conoscenza.

Sono costretto ad adoperare tutte le espressioni di dubbio che avete ascoltato in quanto so bene che tante condizioni debbono concorrere, e talune veramente difficili da osservare, per poter portare al termine il progetto al quale lavoriamo.

Non ci scoraggiamo. Qualunque percorso si inizia con un primo passo.

Mettiamoci al lavoro.

La massoneria speculativa è connessa intimamente con la geometria e, in segno di rispetto ai nostri antenati operativi e come risultato necessario della nostra intima connessione a loro, la massoneria speculativa deriva i propri simboli più importanti da questa scienza madre. Così come il tempio terrestre fu costruito con la corretta applicazione del filo a piombo, della livella e della squadra, per mezzo della quale le sue linee e gli angoli vennero propriamente misurati, noi siamo usi, nell’edificazione del grande edificio morale delle nostre menti, applicare simbolicamente gli stessi strumenti.

Il Primo Sorvegliante, del quale debbo parlarvi oggi, è assiso su una cattedra quadrangolare alla quale si accede salendo due scalini; si noti che al trono del Maestro Venerabile si accede salendo tre scalini ed a quello del secondo sorvegliante un solo scalino; la simbologia di ciò non è affatto di carattere gerarchico. Essa è legata al significato dei numeri. Uno, due e tre, il primo maschile, il secondo femminile, il terzo la risultanza dell’incontro. Il due è anche l’alternanza del bianco e del nero, il due è anche simbolo di divisione: tanto quelli dell’una, quanto quelli dell’altra colonna, manifestamente l’attestano.

Sulla cattedra è posta una colonna ionica che il Primo sorvegliante alza all’apertura dei lavori ed abbassa alla chiusura degli stessi; completa l’arredo della cattedra, oltre il maglietto che viene utilizzato per richiamare l’attenzione del MV, la statua di Venere, simbolo della bellezza e dell’armonia. Utilizza come strumento per il controllo della corretta edificazione del Tempio, la livella, tant’è che il suo gioiello è proprio tale strumento.

Nella cerimonia di iniziazione il Primo Sorvegliante purifica il candidato mediante l’aria. Come dice il rituale il suo compito, sedendo ad occidente, è quello di osservare il corso del sole e chiudere il Tempio dopo aver osservato che ogni operaio abbia avuto ciò che gli è dovuto.

Una prima interpretazione dei simboli fin qui elencati, l’interpretazione letterale, ci dice che il Primo Sorvegliante deve accertare che quanto edificato, controllato con la  livella, è perfettamente parallelo al piano di appoggio e che, con lo stesso piano, forma un angolo retto. In sostanza controlla che la pietra, già levigata, posta in opera per la costruzione della parete del Tempio, risponda ai requisiti di equilibrio necessario perché tale parete, qualsiasi altezza raggiunga, rimanga sempre in piedi, ed offra la maggior resistenza possibile alle aggressioni da parte degli elementi naturali. Ci dice anche che il Primo Sorvegliante custodisce la Loggia durante i lavori (la colonna alzata al momento dell’apertura dei lavori); il secondo sorvegliante, invece, la custodisce nel momento in cui è in ricreazione mentre è il custode della Loggia solo durante la cerimonia di iniziazione.

Deve poi, provvedere alla giusta remunerazione degli operai. Questa funzione è magnificamente illustrata nella cappella del Principe di Sansevero, a Napoli. Una delle statue della cappella, chiamata la liberalità, rappresenta il Primo Sorvegliante. E’ raffigurata una donna che sostiene una cornucopia con la mano sinistra mentre nella destra tiene delle monete ed un compasso. La cornucopia che rappresenta l’abbondanza, la ricchezza,  ha, comunque delle precise notazioni alchemiche.  Deriva la sua simbologia, dal mito del piccolo Giove nutrito dalla capra. Giocando con la stessa, ad un certo punto, le rompe un corno e lo da in dono ad Amantea, la sua nutrice, promettendole che il dono le avrebbe dato i frutti desiderati.

Tornando alla statua, direi che monete e compasso da un lato, e cornucopia dall’altro indichino misura e abbondanza, insomma anche la retribuzione alla quale è preposto il Primo Sorvegliante.

Se dal significato letterale passiamo ad esaminare il significato morale di quanto attribuito al Primo Sorvegliante non vi è dubbio che egli è il simbolo del perfetto equilibrio, dell’armonia, della bellezza. Non a caso la statua posta al suo fianco è quella di Venere e, al momento dell’accensione delle tre luci auspica che la bellezza irradi e compia il lavoro del Massone.

Per la verità una certa corrente di pensiero, ritiene più giusto attribuire al Primo Sorvegliante la statua di Ercole e quindi la forza che rende saldo il lavoro.

Questo ‘dilemma’, comunque, è molto recente. Per due ragioni. La prima è che nella massoneria delle origini saggezza, forza e bellezza sono i pilastri della loggia, e non principi invocati dalle tre luci. La seconda è che il rovesciamento di forza e bellezza è avvenuto nei rituali GOI del 1969.

Nella massoneria delle origini non v’è alcuna chiara correlazione tra i tre pilastri e i tre dignitari di loggia. Nel Prichard (Masonry dissected, 1730) si legge nella tegolatura d’apprendista:

Cosa sostiene una loggia? —Tre grandi pilastri
Come sono chiamati? —Sapienza, forza e bellezza
Perché? —Sapienza per inventare, forza per sostenere, bellezza per adornare

Solo nel 1760, in una pubblicazione che divulga i rituali degli Ancients, Three distints Knocks, i sorveglianti sono correlati ai pilastri, e precisamente:

Chi rappresenta la colonna Saggezza? —Il Maestro a Oriente
Chi rappresenta la colonna Forza? —Il primo Sorvegliante a Occidente

Chi rappresenta la colonna Bellezza? Il secondo Sorvegliante a Sud

I primi rituali scozzesi attingono abbondantemente ai rituali ancient, e nella Guide du Maçon Ecossaise, dei primi d’Ottocento, il passo risulta identico:

Qui soutient votre loge? —Trois grands piliers
Quels sont leurs noms? —Sagesse, force et beauté
Que représente le pilier de la sagesse? —Le maître à l’est
Que représente le pilier de la force? —Le premier surveillant à l’ouest

Que représente celui de la beauté? —Le deuxième surveillant au sud

Quindi il primo sorvegliante è sempre stato correlato al pilastro della forza nelle ritualità di tipo Ancient o scozzese e persino in quelle Modern e ‘francese’. Sino al 1969, quando qualche ‘esoterista’ che strologava sul significato della livella, simbolo del primo sorvegliante, potè mettere le mani sui rituali del Grande Oriente.

Poiché la livella verifica l’orizzontalità —dev’essere stato grosso modo il suo ragionamento—, e l’orizzontalità è passiva, il primo sorvegliante non va correlato alla forza ch’è attiva, bensì alla bellezza. E così fu rovesciato e deformato un rituale tramandato per più di due secoli anche nel solco scozzese, fonte dei rituali del GOI.

Una piccola curiosità frutto della scienza di “fini ricercatori esoterici”. In relazione alle fatiche di Ercole il Primo Sorvegliante è legato alla quinta fatica: l’uccisione del leone di Nemea. In Nemea un leone devastava le terre abitate, azzannava bambini, uomini e donne. Il suo ruggito risuonava nella vallata ed il terrore delle persone era tale che esse avevano cessato di lavorare, di seminare, di coltivare la terra. Vivevano chiusi nelle proprie dimore. L’Istruttore ordinò ad Ercole di uccidere il terribile animale per far cessare l’incubo. Dopo aver mancato il bersaglio con l’arco (2° sorv.) Ercole portò a termine la sua missione dimostrando una forza eccezionale. In una furiosa lotta corpo a corpo afferrò il leone, gli si avvicinò fino a sentire il suo fiato bruciargli il volto, gli strinse la gola e lo soffocò.

Questa tradizione, di natura alchemica conferisce, dunque, al primo sorvegliante, gli attributi della forza.

Qualche parola, infine, sulla livella senza pretendere, con ciò, di aver esaurito il discorso sul primo sorvegliante.

E’ un simbolo di uguaglianza. Al paragone di Dio, che solamente è grande, tutti gli uomini sono eguali, soggetti alle stesse malattie, che inseguono gli stessi obbiettivi e che si preparano ad esser giudicati dalla stessa legge immutabile. Solo in questo senso i massoni parlano dell’uguaglianza che dovrebbe regnare nella loro loggia; ma, come “pacifici soggetti dei poteri civili” essi negano l’esistenza di quell’uguaglianza rivoluzionaria che, livellando ogni distinzione di rango, porterebbe solo confusione, insubordinazione e anarchia.

La livella è uno degli attrezzi da lavoro di un Apprendista di Mestiere; essa gli ricorda, a causa del suo uso particolare, di quel vasto livello temporale nel quale tutti gli uomini viaggiano,fino ai suoi eterni limiti. La livella come segno distintivo dell’ufficio del Primo Sorvegliante, gli rammenta che mentre presiede sui lavori della loggia così come il Secondo Sorvegliante presiede sul riposo, è suo dovere accertarsi che ogni fratello si incontri sulla livella, e che il principio dell’uguaglianza venga preservato durante i lavori. Principio senza il quale l’armonia, supporto basilare della nostra istituzione, non potrebbe esser preservata.

Il massone operativo accomoda ogni pietra e parte dell’edificio per mezzo della squadra, la livella e il filo a piombo; lo speculativo esamina ogni azione della propria vita per mezzo della squadra della moralità, senza permettere che presunzione o vanagloria possano causargli di trascendere la livella del destino che gli è stato riservato, e nessuna propensione malevola possa distoglierlo dal filo a piombo della propria rettitudine.

Quanto fin qui ho detto è ciò che può essere detto in camera di Apprendista. Vi dico questo perché ogni simbolo, come abbiamo già avuto modo di dire in altre conversazioni, deve essere interpretato nei suoi vari significati e, in camera di apprendista, ci si deve limitare a conoscere il simbolo solo nel suo significato letterale e morale.

Desidero, comunque, dare alcuni spunti di lavoro ai nostri apprendisti.

Il primo sorvegliante, abbiamo detto, sorveglia i lavori, è il guardiano della Loggia durante i lavori. E’ il guardiano della soglia. Vi dice niente questa espressione?

Nella Loggia il M.V., il Primo ed il secondo Sorvegliante formano un triangolo con il vertice ad oriente; l’Oratore, il segretario ed il copritore interno formano un altro triangolo con il vertice ad occidente. Entrambi i triangoli si intrecciano ed insieme formano l’esagramma o stella o sigillo di Salomone. Il triangolo con il vertice volto ad oriente rappresenta la via da intraprendere verso la conoscenza, la rinascita ed ha una valenza attiva, positiva, ascendente; il secondo triangolo, con il vertice posto ad occidente, ha una valenza negativa, discendente, tendente al terreno, indica la morte, l’oblio. I due triangoli si intersecano nel formare l’esagramma, unione intima dei due contrari, l’attivo e il passivo, il maschile ed il femminile, lo Yang e la Yin che si uniscono nella formazione dell’unità, concetto mirabilmente espresso nell’androgino, nell’uomo primordiale, nell’Adam Kadmon, l’archetipo divino di uomo e donna; in esso infatti coesistono in perfetta armonia e equilibrio le forze maschili e femminili. In Massoneria l’esagramma contiene nel suo interno le Tre Colonne del Tempio, la colonna al centro, che origina dall’unione dei vertici del triangolo superiore e di quello inferiore, simboleggia il Maestro Venerabile, le due colonne laterali, originate dell’unione degli altri angoli dei triangoli, simboleggiano i due Sorveglianti; infine la colonna invisibile il cui significato è celato ai più.

A questo punto, dopo avervi fornito tanti spunti di riflessione, ho il dovere anche di dirvi a cosa serve tutto ciò.

Certo, studiare i simboli, studiare la massoneria, l’alchimia, la magia, ricercarne le origini e rintracciare i primi cultori dell’arte, è bello, è gratificante. Lo studioso, il ricercatore, lo scienziato, alla fine di un lavoro in cui riesce a dimostrare che il triangolo con il vertice in alto porta verso Dio e che tale simbolo è stato patrimonio, prime di divenirlo della massoneria, anche degli Esseni, degli Egizi e di chissà quanti altre sette o popoli, prova tanta soddisfazione specie se chi ascolta lo gratifica con i soliti bene, bravo continua così. Ma, sul piano pratico, ci insegnano qualcosa?

A mio avviso sì. Anzi ci forniscono la chiave dell’immortalità. Per questo dobbiamo comprenderli; per questo dobbiamo sapere ciò che vogliono dirci. I rituali massonici, nei tre gradi, sono dei percorsi operativi meravigliosi. Se letti con attenzione ci impartiscono le istruzione del vivere quotidiano e per sviluppare ciò che l’egoismo, la pigrizia, la paura ed altri vari condizionamenti, ci impediscono persino di considerare esistenti.

Vedete Fratelli, noi Massoni, a differenza di coloro che si affidano alle religioni rivelate, sappiamo che la conoscenza, non la sapienza, dobbiamo conquistarla con il nostro lavoro. Ma il lavoro che dobbiamo fare è lungo, faticoso, seccante. Non sono ammesse scorciatoie. E vi spiego il perché. Ciò che, alla fine di questo lavoro, il Massone conoscerà è di tale entità, di tale intensità che una mente normale non potrebbe sopportarlo. Immaginate che oggi, in questo momento, qualcuno sia in grado di mettervi immediatamente e senza alcuno sforzo da parte vostra, in contatto con ciò che vi aspetta dopo la morte. Quanti di voi dopo ciò sarebbero in condizioni di tornare alle normali occupazioni. Io credo nessuno. La nostra mente non sarebbe in grado di gestire tanta conoscenza improvvisa.

Se però, la conoscenza di ciò che vi aspetta dopo la morte è il risultato di costanti aperture del velo dapprincipio piccole e poi sempre più grandi, sempre più grandi, quando arriverete alla fine ciò che vedrete sarà quasi scontato. L’ultima visione vi mostrerà solo qualche piccola cosa in più di quella precedente la quale, a sua volta, avrà mostrato qualche piccola cosa in più di quella ancora prima e così via.

Non solo è impossibile conoscere tutto improvvisamente ma è anche pericoloso. Armatevi di pazienza, anzi armiamoci di pazienza ed iniziamo. Dove arriveremo non lo so. Qualsiasi passo avanti, però, sarà sempre positivo se non è un tentativo di percorrere scorciatoie.

Quando conoscerete la cerimonia di iniziazione al grado di Maestro (naturalmente mi rivolgo agli apprendisti ed ai compagni) vi sarà rivelato che la parola di passo non può essere conosciuta con la forza e con l’inganno. Allora vi ricorderete di queste mie parole.

Non vi sto svelando niente di particolare.

Non sto dicendo nulla che non possa essere detto in questa camera.

Quando sento chiedere ad alcuni fratelli di elevare la camera nel grado di Maestro perché occorre discutere alcuni argomenti, rimango molto perplesso. Io ritengo che non si debba nascondere all’apprendista o al compagno la lite fra due fratelli o il comportamento non condiviso di un membro di giunta o dello stesso Gran Maestro. Tutto ciò il compagno, l’apprendista possono sopportarlo, possono capirlo e la loro reazione, a volte, potrebbe essere anche più assennata di quella di tanti Maestri.

Ciò che, a mio avviso, non può esser detto all’apprendista o al compagno, si trova in quello che vi ho detto poco fa. Se qualcuno rivelasse, in questa camera, una formula, una invocazione, il tracciamento di un segno o di una cifra, ammesso che ne esistano, capace di mettere ciascuno di noi in contatto con entità non presenti nel nostro stato di esistenza, quello sì che, per i motivi che vi ho esposto prima, arrecherebbe un grave danno ai fratelli non ancora pronti.

Prevengo immediatamente la sicura obiezione che può passare per la mente di qualche apprendista, che non esistono formule, tracciamenti, cifre che possano metterci in contatto con entità diverse da quelle conosciute o, almeno, non esistono in Massoneria. Questi sono argomenti che interessano quelli che si occupano di altri percorsi esoterici.

Poiché l’apprendista non può parlare, a questa tacita osservazione io rispondo ugualmente. Avete mai visto, per visto intendo studiato attentamente, un quadro di Loggia?  Sapete come, in origine, doveva essere posto il quadro di Loggià? doveva essere tracciato per terra. I segni che venivano tracciati avevano forza evocatoria. Oggi si prende il quadro che si tiene appoggiato sullo scranno che ospita i fratelli all’Oriente lo si mette fra le tre luci e ci sembra di aver fatto solo un gesto rituale del quale non si comprende il significato. No cari Fratelli, quando il Maestro delle Cerimonie prende il quadro di Loggia e lo appone in mezzo al Tempio, in sostanza traccia i segni e le cifre magiche capaci di evocare entità. Sulla forza dell’evocazione si può discutere specie se i lavori non vengono condotti con consapevolezza e con lo spirito e la convinzione di ciò che devono produrre.

Avete mai letto attentamente un rituale? esso non è altro che un insieme di formule invocatorie ed evocatorie; di movimenti corali simultanei e ritmici che hanno lo scopo di creare l’energia necessaria per formare l’eggregore.

La catena d’unione, poi, aumenta in proporzione geometrica la potenzialità eggregorica dei partecipanti. Il contatto fisico produce energia. Il capo catena (M\V\), dopo aver constatato che l’energia è prodotta e circola, attraverso la comunicazione all’orecchio della parola, la invia scuotendo tre volte le braccia.

Il gabinetto di riflessione, i viaggi per l’iniziazione, i vari passaggi dei rituali, nei tre gradi, vi rivelano il lavoro che si deve svolgere per raggiungere gradualmente la conoscenza di cui vi ho parlato. Basta saperli interpretare. Il testamento, atto con il quale si indicano i propri doveri, non si deve esaurire il giorno dell’iniziazione; esso simboleggia il lavoro di meditazione che, quotidianamente, ciascuno di noi deve fare per diventare ricettivo ad altre esperienze. I viaggi, con le relative purificazioni, simboleggiano il lavoro di introspezione, di riflessione e di fissazione da compiere e non solo il giorno dell’iniziazione, ma ogni giorno, al fine di liberarsi da tutte quelle scorie che impediscono di essere ricettivi di altri messaggi.

Symbolum

Johann Wolfgang Goethe

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